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Bambini, diritti umani e genocidio: riflessioni sulla coscienza collettiva

  • 17 set 2025
  • Tempo di lettura: 2 min

Nel momento in cui ho sentito Eyal Mizrahi, presidente della Federazione Amici di Israele, chiedere a Enzo Iachetti la definizione di “bambino”, dentro di me è crollato ogni possibile spazio di dialogo. Perché dopo una simile domanda non resta più niente: solo il vuoto, l’abisso tra chi giustifica un genocidio e chiunque mantenga un minimo di coscienza umana

Davvero, mi chiedo, c’è chi ha bisogno di una definizione di “bambino”? Chi arriva a tanto ha perso la capacità stessa di riconoscere l’umanità. E forse proprio per questo si sente autorizzato a calpestare i diritti umani fondamentali e perfino la Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, approvata nel 1989 e ratificata anche dall’Italia nel 1991. Una Convenzione che, lo ricordo, è stata sottoscritta da 194 Stati, con l'eccezione degli Stati Uniti (...e chi se lo sarebbe mai aspettato!).


Diritti umani e silenzi complici

Al di là delle solite retoriche sioniste, che ancora una volta strumentalizzano la Shoah come se fosse un marchio registrato — dimenticando che nei campi nazisti persero la vita anche Palestinesi e Arabi, anch’essi popoli semiti — io continuo a chiedermi: come possono certi governi europei, tra cui l’Italia, continuare a tacere? Come possono continuare a fornire armi, sostegno politico e persino accoglienza turistica?

Già, perché nel frattempo i soldati israeliani, “stressati dal genocidio”, vengono a rilassarsi nei nostri resort più esclusivi. Loro, spa e massaggi rilassanti; i Palestinesi, macerie e fosse comuni. È questa la nuova, surreale “spartizione dei compiti” dell’umanità


Gaza, genocidio e responsabilità internazionale

Dopo una lunga indagine, la commissione d’inchiesta internazionale indipendente delle Nazioni Unite ha riconosciuto che ciò che accade a Gaza è genocidio. Ma solo il genocidio non bastava: l’occupazione di Gaza City e la fuga forzata dei Palestinesi rimarranno nella storia come una delle pagine più nere, travestite da “diritto alla difesa”.

Nessun governo complice potrà dire: “io non lo sapevo”. Sono complici, si sono voltati dall’altra parte. E neppure una parola di sostegno alla missione umanitaria della Global Sumud Flotilla. Niente.



La domanda che resta

E allora, la domanda che mi pongo è questa: la premier italiana — madre, donna e cristiana — ha bisogno anche lei di una definizione di “bambino”? Sarebbe interessante saperlo da lei e da chi, oggi, continua a giustificare un governo che legittima un massacro.

E il piccolo Gesù nato da Maria, era un bambino? Forse bisognerebbe chiederlo anche a tanti cristiani che non si pronunciano sul genocidio, per non “far torto a nessuno”.



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