Global Sumud Flotilla: tra politica, solidarietà e umanità
- 27 set 2025
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Aggiornamento: 27 set 2025
Leggo quasi in contemporanea le parole del Presidente della Repubblica e quelle della Premier Meloni a proposito della Global Sumud Flotilla, ed è inevitabile coglierne la differenza di tono, di stile e, lasciatemelo dire, di umanità.
Il Presidente Mattarella, in un comunicato ufficiale del Quirinale, ha affermato:
«Mi permetto di rivolgere con particolare intensità un appello alle donne e agli uomini della Flotilla perché raccolgano la disponibilità offerta dal Patriarcato Latino di Gerusalemme – anch’esso impegnato con fermezza e coraggio nella vicinanza alla popolazione di Gaza – di svolgere il compito di consegnare in sicurezza quel che la solidarietà ha destinato a bambini, donne, uomini di Gaza.»
Sono parole accorate, gentili, premurose. Il Presidente, per i limiti che la Costituzione gli impone, non può prendere decisioni operative né inviare sostegno diretto alla Flotilla. Ma quel suo “mi permetto” rivela rispetto, delicatezza e sincera preoccupazione per uomini e donne comuni, italiani e italiane, che hanno scelto di rischiare per un gesto di solidarietà. Non c’è potere operativo, ma c’è piena umanità.
Ben diverso il linguaggio della Premier Meloni, che ha bollato l’iniziativa come “gratuita, pericolosa, irresponsabile”, aggiungendo che “non c’è bisogno di infilarsi in un teatro di guerra per consegnare aiuti a Gaza, perché il governo e le autorità preposte avrebbero potuto farlo in poche ore”. Ma allora la domanda è inevitabile: se era così semplice, perché non lo hanno fatto prima? Perché attendere che migliaia di bambini, donne e uomini, sterminati e messi in fuga dai bombardamenti sionisti, morissero anche di fame?
Queste parole risultano irrispettose verso i cittadini italiani che partecipano alla missione e verso gli oltre 800 attivisti e volontari a bordo della Flotilla, provenienti da più di 40 Paesi, salpati da diversi porti – Barcellona, Genova, Sicilia, Grecia, Tunisia – e riunitisi in acque internazionali per proseguire insieme il viaggio verso Gaza. Queste parole risultano irrispettose anche verso tutti gli esseri umani che ancora credono nei valori di solidarietà e condivisione, verso tutti gli esseri umani che mettono in pratica le parole del Vangelo "amatevi gli uni gli altri come io ho amato voi".
E ancora, la Premier ha dichiarato: “Non si può rischiare l’incolumità delle persone per fare iniziative che sembrano fatte non per consegnare aiuti, ma per creare problemi al governo.” Ma davvero pensa che il mondo ruoti intorno a lei e al suo esecutivo? Nel "Manuale delle Giovani Sorelle d’Italia” non era forse spiegato il significato di parole come solidarietà, condivisione, umanità? Mi torna in mente un’intervista di anni fa, in cui la premier diceva di commuoversi profondamente davanti alla sofferenza dei bambini. Vista la freddezza (indifferenza?) con cui reagisce al genocidio di Gaza – dove di bambini ne sono già morti oltre ventimila – nel manuale, forse, mancava anche la definizione di “bambino”?
È ovvio che la premier preferisca che gli italiani della Flotilla rinuncino alla missione umanitaria e di pace verso Gaza: perché, se davvero la Flotilla dovesse subire un attacco da parte di Israele, come potrebbe difendere i cittadini italiani coinvolti e, allo stesso tempo, sostenere il suo alleato sionista?
Ma poi, ha visto le piazze italiane? Un’Italia che si è sollevata in un’onda di umanità che non si poteva ignorare. Cortei che non solo hanno riempito le strade, ma che hanno strappato applausi perfino dagli automobilisti bloccati nel traffico, consapevoli di assistere a qualcosa di più grande di una semplice manifestazione. Davvero crede che in quella folla non ci fossero anche suoi elettori?
Perché, al di là delle appartenenze politiche, il sostegno a Gaza è prima di tutto una questione di umanità. Forse proprio per questo, per la forza delle piazze, il governo ha poi scelto di inviare due navi “a protezione” dei cittadini italiani della Flotilla.
Chi lo sa... Io non mi intendo di strategie politiche. Ma una cosa è chiara: tra le parole rispettose e sincere del Presidente Mattarella e quelle sprezzanti della premier Meloni, la distanza non è soltanto politica. È una distanza di stile, di rispetto, di umanità.






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