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Santa Rita e il gruppo di preghiera a Ndola: fede, solidarietà e speranza in Zambia

  • 3 ott 2025
  • Tempo di lettura: 4 min

Nella chiesa di Sant’Agostino a Ndola è nato un gruppo di preghiera dedicato a Santa Rita, una delle figure più amate della devozione cristiana. È un’iniziativa che mi sta molto a cuore, perché nasce da una mia devozione personale verso Santa Rita, che porto dentro sin da quando ero ragazza e che oggi si intreccia con i miei impegni umanitari a sostegno dei più bisognosi.

Nel 2023 ho avuto la gioia di entrare a far parte della Pia Unione Primaria di Santa Rita a Enna. L’anno successivo, nel 2024, ho ricevuto il riconoscimento “Donna di Rita”, che vivo come un grande dono e come incoraggiamento a continuare a testimoniare la dolcezza del suo messaggio. In questa occasione ho avuto la possibilità di recarmi a Cascia, dove, nonostante la mia devozione per Santa Rita, non ero mai stata.



È stata un’esperienza che porterò sempre con me, perché mi ha permesso di conoscere da vicino i luoghi in cui Santa Rita ha vissuto e di toccare con mano la straordinaria devozione che ancora oggi la circonda, con migliaia di pellegrini provenienti da ogni parte del mondo. Ma, più di tutto, ciò che mi ha lasciato un segno profondo è stato l’incontro con le Suore del Monastero di Cascia. La loro spiritualità, la dolcezza con cui accolgono i devoti, la loro generosità e la loro fede viva mi sono entrate nel cuore e continuano a ispirarmi ogni giorno.

Queste esperienze hanno reso ancora più forte il mio legame con Santa Rita e hanno acceso dentro di me il desiderio di farla conoscere anche qui, in Zambia, dove la sua figura era pressoché sconosciuta. Essendo Rita una Suora Agostiniana, mi sono rivolta al parroco della chiesa di Sant’Agostino, che ha accolto con grande entusiasmo sia la mia proposta sia la statua della Santa, che avevo portato da Cascia.

Da lì è iniziato un percorso fatto di incontri, preghiera e condivisione con la comunità parrocchiale. Dopo alcuni mesi, questo cammino si è concretizzato nella nascita del gruppo di preghiera “Santa Rita”, che oggi si propone di seguire le orme della Santa: vivere il perdono, coltivare la pace, promuovere la riconciliazione e farsi prossimi con opere di carità verso i più bisognosi.




Ma chi era Rita?

Rita nacque a Roccaporena, vicino a Cascia, nel 1381. Nonostante il desiderio di consacrarsi subito a Dio, fu data in sposa a un uomo dal carattere violento. Visse anni difficili, segnati da incomprensioni e sofferenze, ma non smise mai di coltivare la preghiera e il desiderio di pace. Dopo l’uccisione del marito e la morte dei due figli, Rita trovò la forza di perdonare e riuscì a pacificare le famiglie in lotta, diventando segno di riconciliazione. Prese poi i voti come Suora Agostiniana nel monastero di Cascia, dove rimase fino alla morte nel 1457.


Il dono del perdono

Il cuore della sua santità è il perdono senza limiti. Rita scelse di rispondere all’odio con la mitezza, trasformando il dolore in amore fecondo. In questo sta la sua forza spirituale: testimoniare che il perdono non è debolezza, ma la vera vittoria dell’amore cristiano.


Perché è chiamata “Santa degli impossibili”?

La tradizione la chiama così perché durante la vita e dopo la morte fu protagonista di eventi ritenuti straordinari, umanamente irrisolvibili. Ad esempio, riuscì a entrare in monastero in modo prodigioso (si racconta che fu trasportata dentro le mura da Sant’Agostino, San Giovanni Battista e San Nicola da Tolentino) nonostante i ripetuti rifiuti delle consorelle, che poi scelsero di accoglierla nella loro comunità religiosa.

Con la sua intercessione riuscì a sanare odi e divisioni che sembravano insanabili. Dopo la sua morte, innumerevoli fedeli sperimentarono (e continuano a sperimentare) grazie straordinarie, tanto che la devozione a Santa Rita si è diffusa in tutto il mondo.

Oggi migliaia di persone la invocano come patrona delle cause impossibili, cioè di quelle situazioni che non trovano soluzione nelle sole forze umane.


I simboli di Santa Rita

  • La rosa: secondo la tradizione, poco prima di morire Rita chiese una rosa dal suo giardino. Era inverno, ma miracolosamente un fiore sbocciò. La rosa è quindi segno di speranza e di grazia che fiorisce anche quando sembra impossibile.

  • Le api: si racconta che da bambina la culla di Rita fu circondata da api bianche che entravano ed uscivano dalla sua bocca senza pungerla. Le api sono simbolo di purezza, operosità e dolcezza.

  • La ferita della spina: nel 1432, durante una meditazione davanti al Crocifisso, Rita ricevette in fronte una ferita causata da una spina della corona di Cristo. È un dono unico nella storia della santità: nessun altro santo o santa ha portato in questo modo visibile e permanente il segno della Passione. Quella piaga, dolorosa e maleodorante allo stesso tempo, la accompagnò per gli ultimi 15 anni della sua vita come partecipazione profonda alle sofferenze di Gesù.


Una santa per tutti

Santa Rita è una santa nella quale ciascuno di noi può ritrovarsi, perché ha vissuto tutte le stagioni della vita: fu figlia, sposa, madre, vedova e anche suora. Conobbe il dolore profondo per la morte violenta del marito e per la perdita dei due figli, eppure non si lasciò mai vincere dalla disperazione. Al contrario, trasformò il suo dolore in una vita donata a Dio e agli altri.

A differenza di molti altri santi, Rita non ci ha lasciato scritti né insegnamenti messi su carta. La sua voce non ci giunge attraverso libri o lettere, ma attraverso le opere di perdono e di riconciliazione che seppe compiere e attraverso i tanti miracoli che la tradizione e la fede popolare hanno custodito. È proprio così che la sua testimonianza si è tramandata di generazione in generazione, fino ad arrivare sino a noi, viva e luminosa come allora.

Oggi, a secoli di distanza, Santa Rita continua a parlare ai cuori perché ci mostra che, pur tra le prove più dure, con la fede e il perdono l’impossibile diventa possibile.



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